TESTAMENTO DIGITALE: DEFINIZIONE E DISCIPLINA

Ai sensi dell’articolo 587 del codice civile, il testamento “è un atto revocabile con il quale taluno dispone, per il tempo in cui avrà cessato di vivere, di tutte le proprie sostanze o di parte di esse”.

Nell’era del digitale, del social network e del telematico, non si può non considerare la circostanza per cui, a far parte del patrimonio di ciascuno di noi, non sono soltanto beni mobili ed immobili per così dire “materiali”, ma sono anche tutte quelle informazioni presenti in rete che costituiscono quella che è ormai definita la nostra identità digitale.

Da cosa è composta la nostra identità digitale? Semplice: dai profili di Facebook, di LinkedIn, di Instagram, dagli account di Google, di Gmail, di Deliveroo, di Netflix e così via.

Ma non si parla solo di social network: l’identità digitale riguarda anche le password per accedere ai servizi bancari e postali.

Si comprende dunque l’importanza di stabilire chi, a seguito della nostra morte, potrà disporre o semplicemente occuparsi di chiudere i nostri account.

Il codice civile non disciplina l’eredità digitale, dunque non esiste nel nostro ordinamento uno strumento che consenta di disporre del proprio patrimonio virtuale analogo al testamento di cui agli articoli 587 e seguenti.

Dunque, non è ancora prevista la possibilità di predisporre un vero e proprio testamento digitale, con il quale si possa disciplinare la successione di tutte le informazioni contenute nei nostri account online.

Tuttavia, esistono diversi strumenti che le piattaforme social mettono a disposizione a tal fine.

Per esempio, con Google è possibile scegliere fino a dieci persone che possono gestire il profilo a seguito della morte del titolare.

Facebook, invece, consente di individuare un soggetto che potrà procedere alla disattivazione dell’account e all’archiviazione di tutte le informazioni in esso contenute.

In generale, comunque, gli eredi possono sempre chiedere la disattivazione/cancellazione di un account del defunto, semplicemente inoltrando all’amministrazione tutta la documentazione necessaria (stato di famiglia, certificato di morte…)

In alternativa, il de cuius può sempre decidere di predisporre un mandato post mortem: si tratta di un negozio concluso tra vivi ma che dovrà essere eseguito dopo la morte del mandante.

L’attività che il mandatario dovrà svolgere è un’attività meramente esecutiva e non ha carattere personale né dispositiva di diritti: ciò significa che il mandatario non si sostituisce al mandante nella titolarità dei suoi diritti ma, più semplicemente, compirà quegli atti dei quali è stato incaricato, come per esempio eliminare l’account di posta elettronica o cancellare i profili sui social network.

Da ultimo, precisiamo che nulla impedisce all’interessato di disporre della propria eredità digitale mediante il normale testamento: l’unico problema che si pone è un problema di privacy.

Infatti, se l’atto venisse trovato, potrebbe essere violato e chiunque potrebbe accedere alle password in esso contenute.

Ti è piaciuto questo articolo? Lasciaci un commento!

Potrebbe interessarti anche:

Patto di famiglia e suo contenuto

Scrivere testamento: come farlo e perché

Testamento biologico: ecco cosa prevede

The following two tabs change content below.
Avatar
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento