LEAD GENERATION E GDPR

Quando si parla di “lead generation”, letteralmente “generazione di contatti”, si fa riferimento a tutte quelle attività di marketing che hanno la finalità di individuare persone o aziende interessate ad acquistare un determinato prodotto o servizio.

Fino a qualche anno fa, uno degli strumenti più utilizzati per promuovere un’attività era il volantinaggio: ci si posizionava in una zona strategica e si distribuivano centinaia di volantini, sperando che qualche passante potesse interessarsi a quanto pubblicizzato e diventare un nuovo cliente.

Ad oggi, grazie alla diffusione dei social network, la tendenza è cambiata. Il marketing si fa online e l’affiliazione è ancora più immediata: basta un click al link del sito e in un attimo si può procedere all’iscrizione e all’acquisto del prodotto.

Solitamente, per l’attività di marketing online ci si avvale della collaborazione di personaggi noti, la cui visibilità consente di raggiungere in pochi secondi centinaia di migliaia di persone.

A tal fine, si stipula un contratto cosiddetto pay per lead che ha proprio lo scopo di lead generation e che coinvolge due soggetti: uno è l’azienda o il professionista che intende promuovere la propria attività o i propri servizi, l’altro è il soggetto incaricato di generare una lista di contatti che potrebbero trasformarsi in clienti.

In sede di stipula del contratto, oltre alle condizioni che disciplinano lo specifico rapporto obbligatorio (durata della collaborazione, compenso, obiettivi…) è indispensabile che si tenga ben presente la normativa relativa alla protezione dei dati personali, contenuta nel GDPR del 2016.

In particolare, ai sensi dell’articolo 7 del GDPR il consenso prestato da coloro che trasmettono i propri dati deve essere in primo luogo dimostrabile, vale a dire che il titolare del trattamento deve essere in grado in qualsiasi momento di dimostrare che l’interessato ha prestato il proprio consenso al trattamento dei propri dati personali.

Inoltre, il secondo comma dello stesso articolo prevede che se il consenso dell’interessato è prestato nel contesto di una dichiarazione scritta che riguarda anche altre questioni, la richiesta di consenso deve essere presentata in modo chiaramente distinguibile dalle altre materie, in forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro.

Il consenso che è stato prestato può essere in qualsiasi momento revocato dall’interessato e la revoca deve poter avvenire gratuitamente, con procedimenti semplici e di immediata individuazione.

Una volta che il consenso è stato raccolto, spesso le aziende inseriscono il contatto ottenuto all’interno di banche dati, in modo da poter svolgere attività di marketing cosiddetta “di mantenimento”, volta cioè a mantenere alto l’interesse del cliente verso l’azienda, attraverso l’invio di messaggi promozionali o di aggiornamento sulle novità che riguardano i servizi o i prodotti offerti.

Anche in questo caso, comunque, non si può prescindere dal rispetto della normativa sulla privacy: occorre che sia stata predisposta un’informativa, accessibile sul sito, in cui siano specificati tutti gli elementi relativi alla raccolta dei dati personali (utilizzo del dato, finalità della raccolta…).

In secondo luogo, è necessario che sia stato raccolto un consenso specifico relativo alla volontà di ricevere determinate informazione tramite e-mail.

Da ultimo, anche in questo caso, deve essere possibile revocare il consenso in modo semplice ed immediato, accedendo ad un link che deve necessariamente essere contenuto nella mail e che, di solito, è individuato dalla voce “unsubscribe”.

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L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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