FOTO RUBATE E POI RICONDIVISE: E LA PRIVACY?

Il caso delle foto di donne che da Vinted sono finite su Telegram accende i riflettori sul tema della privacy

Nei giorni scorsi è emersa una notizia che di certo non passa inosservata: migliaia di foto di donne da Vinted sono finite su Telegram, all’interno di gruppi composti da centinaia di uomini. 

Il meccanismo è sempre lo stesso: una donna carica un annuncio per vendere un vestito.

Si scatta una foto indossando l’indumento e quella stessa immagine viene prelevata, condivisa e commentata con toni volgari, sessisti e spesso degradanti.

Al di là dei profili penali – che esistono e che, auspicabilmente, saranno valutati dalle autorità competenti – quello che colpisce è il totale disprezzo per la tutela della privacy.

Le immagini diffuse, infatti, non sono pubblicate in un contesto “libero” o neutro: sono parte di un annuncio commerciale, con uno scopo ben preciso. 

Utilizzarle fuori da quel contesto, senza consenso, stravolgendone il significato, è una violazione grave dei diritti della persona.

La privacy non finisce online

È importante ricordare che la semplice pubblicazione di una foto su una piattaforma non equivale a rinunciare al controllo su quell’immagine. 

Il GDPR (Regolamento europeo sulla protezione dei dati personali) riconosce infatti a ogni persona il diritto a decidere come e per quali finalità vengano trattati i propri dati personali, comprese le immagini caricate online.

Prelevare e diffondere una foto senza consenso, soprattutto se lo scopo è denigratorio o sessista, può integrare una violazione della normativa sulla privacy, anche in assenza di contenuti esplicitamente sessuali.

In alcuni casi, potrebbe persino configurarsi un trattamento illecito di dati personali, sanzionabile dal Garante o anche in sede civile.

Chi subisce un simile trattamento può valutare di agire per ottenere la rimozione dei contenuti, ma anche un risarcimento per il danno subito, specialmente se l’esposizione ha generato un impatto concreto sulla propria vita privata, lavorativa o psicologica.

Non è solo una questione di “buon senso”

Non si tratta solo di rispetto o di educazione – che pure basterebbero.

La protezione della propria immagine è un diritto riconosciuto e ogni uso improprio, soprattutto se sistematico e coordinato come accade in certi gruppi online, rappresenta un pericolo concreto e una violazione che merita di essere denunciata e contrastata.

La rete non è un territorio senza regole.

Anche in assenza di un reato, l’uso non autorizzato di immagini personali costituisce una violazione del diritto alla privacy e può comportare conseguenze sul piano civile.

Chi pubblica contenuti online ha diritto a che quegli stessi contenuti non vengano decontestualizzati e utilizzati per scopi diversi o lesivi della dignità personale.

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L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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