Il riconoscimento del minore nato dalla c.d. “gestazione per altri” è una delle questioni più delicate e attuali del diritto di famiglia.
Ed è proprio con una recente ordinanza che la Corte di Cassazione ha deciso di rimettere la decisione sul tema alle Sezioni Unite.
Il problema: il riconoscimento dello status del figlio
La vicenda nasce da un caso sempre più frequente.
Una coppia ricorre alla gestazione per altri in un Paese dove è legale, ottiene un atto di nascita valido secondo la legge straniera, ma incontra difficoltà nel farlo riconoscere in Italia.
Nel nostro ordinamento, infatti, la gestazione per altri è vietata e considerata contraria all’ordine pubblico. Questo comporta che l’atto di nascita formato all’estero non possa essere automaticamente trascritto, soprattutto per quanto riguarda il genitore cosiddetto “intenzionale”, cioè quello non biologico.
Il risultato è una situazione paradossale: il minore esiste, vive in una famiglia, ma il suo status giuridico non è pienamente riconosciuto.
La soluzione attuale: l’adozione in casi particolari
Fino ad oggi, la giurisprudenza ha individuato una soluzione: l’adozione in casi particolari.
Questo strumento consente al genitore intenzionale di ottenere il riconoscimento del legame con il minore, ma solo attraverso un procedimento successivo, che richiede tempo e non garantisce sempre una tutela piena.
Proprio su questo punto la Cassazione solleva un dubbio rilevante: questa soluzione è davvero sufficiente a proteggere il minore?
Il dubbio della Cassazione
Con l’ordinanza interlocutoria n. 5656/2026, la Corte non dà una risposta definitiva, ma rimette la questione alle Sezioni Unite, ritenendola di particolare importanza.
Il punto centrale è capire se il sistema attuale sia adeguato o se sia necessario individuare strumenti diversi per riconoscere lo status del figlio, soprattutto quando esiste un legame affettivo stabile con il genitore intenzionale.
La Cassazione sposta così il focus: non più solo sulla legittimità della pratica, ma sulla tutela concreta del minore.
Una possibile apertura: il modello dell’accertamento giudiziale
Tra le possibili soluzioni, la Corte richiama un modello già presente nell’ordinamento: quello dell’accertamento giudiziale dello status, utilizzato in situazioni particolari in cui la filiazione non può essere riconosciuta automaticamente.
L’idea è quella di consentire al giudice di valutare caso per caso, verificando l’interesse del minore e la realtà del rapporto familiare, senza fermarsi a un divieto formale.
Si tratta di un passaggio molto delicato, perché implica un bilanciamento tra due esigenze contrapposte: da un lato, il rispetto dell’ordine pubblico; dall’altro, la tutela effettiva del bambino.
Perché questa decisione è così importante
La rimessione alle Sezioni Unite non cambia subito la legge, ma segna un momento decisivo.
Quando la Cassazione interviene in questo modo, significa che esiste un contrasto o comunque una questione che richiede un chiarimento definitivo.
Nel caso della gestazione per altri, il nodo è evidente: il sistema attuale rischia di lasciare il minore in una posizione di incertezza giuridica, nonostante la sua vita familiare sia già pienamente definita.
In conclusione
La questione del riconoscimento della c.d. gestazione per altri è di gran rilievo, perché a che fare con il modo in cui l’ordinamento riconosce e tutela i legami familiari.
La decisione delle Sezioni Unite sarà fondamentale per capire se il diritto italiano resterà ancorato all’attuale modello o se si aprirà a soluzioni più flessibili, capaci di mettere al centro l’interesse del minore.
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