La Corte di Cassazione apre la strada all’assegno di mantenimento anche nelle unioni civili.
Con una recente ordinanza (Cass. civ., sez. I, n. 25495 del 17 settembre 2025), la Suprema Corte ha affermato un principio di grande rilievo: nello scioglimento delle unioni civili, così come nel divorzio matrimoniale, può essere riconosciuto un assegno di mantenimento in favore del partner economicamente più debole.
La questione nasce dal fatto che la legge sulle unioni civili del 2016, pur equiparando in larga parte questi rapporti al matrimonio, non menzionava in modo espresso l’assegno divorzile.
La Cassazione ha ora colmato questo vuoto interpretativo, stabilendo che il criterio deve essere lo stesso: se uno dei partner, a seguito dello scioglimento, non dispone di mezzi adeguati o non riesce a procurarseli per ragioni oggettive, può chiedere l’assegno, a condizione che sussista un concreto squilibrio patrimoniale derivante dalle scelte condivise durante la convivenza.
Una tutela paritaria
La decisione rafforza l’idea di parità tra matrimonio e unione civile.
In entrambi i casi, infatti, l’assegno non è un diritto automatico ma uno strumento che serve a compensare disparità economiche che derivano dalla vita di coppia.
Si pensi, ad esempio, al partner che ha rinunciato a opportunità lavorative per occuparsi della casa o della cura dei familiari, permettendo all’altro di investire sulla propria carriera.
Con questa pronuncia, la Cassazione ha ribadito che la fine di un’unione – sia essa matrimoniale o civile – non deve lasciare uno dei due completamente privo di mezzi, soprattutto se lo squilibrio è il risultato di decisioni condivise.
Cosa significa in concreto
Il messaggio è chiaro: in caso di scioglimento dell’unione civile, è possibile chiedere un assegno di mantenimento, ma solo se ci sono le condizioni previste dalla legge e dalla giurisprudenza.
Bisognerà dimostrare, quindi, l’inadeguatezza dei mezzi economici, l’impossibilità di procurarseli autonomamente e lo squilibrio creatosi a causa delle scelte comuni fatte durante la convivenza.
In altre parole, l’assegno non è uno strumento punitivo nei confronti del partner con maggiore disponibilità economica, ma un mezzo per garantire equità e continuità di tutela, rispettando lo spirito della normativa sulle unioni civili.
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