Se ChatGPT commette un errore, di chi è la responsabilità? Sempre più persone utilizzano l’intelligenza artificiale per chiedere consigli su contratti, successioni, separazioni, lavoro o per predisporre documenti giuridici.
Ma cosa succede se ci si affida ad una risposta errata e da quell’errore deriva un danno?
Quando un consiglio sbagliato può avere conseguenze
Immaginiamo una situazione molto concreta. Una persona decide di scrivere il proprio testamento utilizzando esclusivamente ChatGPT, senza rivolgersi ad un professionista. Dopo la sua morte emerge che il documento presenta un errore tale da comprometterne la validità, con conseguenze rilevanti per gli eredi.
Oppure pensiamo a chi utilizza l’intelligenza artificiale per capire come impugnare un licenziamento, predisporre un contratto o affrontare una separazione e, seguendo indicazioni non corrette o non adatte al proprio caso, subisce un pregiudizio economico.
In situazioni come queste è naturale chiedersi: chi risponde del danno?
L’intelligenza artificiale non è un professionista
Il primo aspetto da chiarire è che gli strumenti di intelligenza artificiale non sostituiscono il parere di un professionista. Le risposte fornite sono elaborate sulla base dei dati disponibili, ma non tengono necessariamente conto di tutte le circostanze concrete del singolo caso.
Nel diritto, infatti, una stessa norma può trovare applicazioni diverse a seconda dei fatti, dei documenti disponibili e dell’orientamento giurisprudenziale. È proprio questa valutazione che rappresenta il valore dell’attività professionale e che non può essere completamente automatizzata.
L’Europa sta già cercando di dare una risposta
La questione è così attuale che l’Unione europea è già intervenuta con l’AI Act, il primo regolamento europeo dedicato all’intelligenza artificiale.
L’obiettivo è imporre regole sempre più rigorose ai soggetti che sviluppano e mettono a disposizione questi sistemi, soprattutto quando vengono utilizzati in ambiti particolarmente delicati.
Questo significa che, almeno per il momento, non esiste una regola secondo cui chi subisce un danno a causa di una risposta dell’intelligenza artificiale abbia automaticamente diritto a essere risarcito.
Ogni situazione dovrà essere valutata caso per caso, verificando l’origine dell’errore, il comportamento dell’utente e gli obblighi gravanti sul fornitore del sistema.
L’AI può aiutare, ma non può decidere al posto nostro
L’intelligenza artificiale rappresenta senza dubbio uno strumento estremamente utile. Può aiutare a comprendere concetti complessi, organizzare informazioni e fornire un primo orientamento.
Diverso è, però, affidarle decisioni che possono incidere su diritti, patrimonio o rapporti familiari. In questi casi, una risposta apparentemente corretta potrebbe non essere quella giuridicamente più adatta alla situazione concreta.
In conclusione
Tornando alla domanda iniziale, la risposta non è semplice né univoca.
L’AI Act rappresenta un primo passo verso una disciplina organica dell’intelligenza artificiale, ma il tema della responsabilità civile è ancora destinato a evolversi. Per questo motivo, quando sono in gioco diritti, patrimonio o rapporti familiari, l’intelligenza artificiale può essere un ottimo strumento di supporto, ma non può ancora sostituire il giudizio e la responsabilità di un professionista.
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