VIOLAZIONE DI DOMICILIO E LEGITTIMA DIFESA

VIOLAZIONE DI DOMICILIO E LEGITTIMA DIFESA

In caso di violazione di domicilio la legge prevede regole specifiche per chi si difende, che arrivano fino ad escluderne la punibilità anche nei casi più gravi

Dopo aver analizzato il reato di stalking condominiale, oggi vogliamo trattare un altro tema di carattere penalistico: la legittima difesa domiciliare.

Ultimamente se ne parla molto, tuttavia a sentire quanto viene detto da televisioni, giornali, social network e politici, alla fine non si riesce più a capire cosa ci sia di vero e cosa sia frutto di fantasia o di manovre politiche.

La legge, a proposito della legittima difesa, parla molto chiaro. L’art. 52 del codice penale al primo comma disciplina la legittima difesa in generale, introducendo quella che nel linguaggio tecnico si chiama causa di giustificazione: con essa si esclude la punibilità di chi abbia commesso un reato spinto dalla necessità di difendere sé stesso o altri da un pericolo attuale, ovvero un pericolo imminente e persistente.

La norma però aggiunge un particolare: affinché operi l’esclusione della punibilità, è necessario che la difesa sia proporzionata all’offesa subita. Ciò significa che si può parlare di legittima difesa solo quando il reato commesso sia proporzionato al pericolo che si è corso. Per esempio, non è possibile uccidere qualcuno perché manca di darci la precedenza ad un incrocio: la reazione sarebbe, appunto, sproporzionata.

Il secondo comma dell’art. 52 invece si occupa nello specifico dell’ipotesi di legittima difesa domiciliare. Ai sensi dell’art. 614 del codice penale, per “domicilio” si intende l’abitazione o altro luogo di privata dimora, ivi compreso il luogo in cui si svolge l’attività commerciale, imprenditoriale o professionale.

L’elemento che caratterizza la legittima difesa domiciliare sta nel fatto che la proporzione tra difesa e offesa è presunta. Questo significa che non è necessario dimostrare che quanto sia stato commesso in un luogo tra quelli annoverati dall’art. 614 sia proporzionato al danno che si è rischiato di subire e dunque al pericolo in cui si è incorsi.

La presunzione, però, opera solo in presenza di alcuni requisiti:

  1. il soggetto che ha posto in essere la legittima difesa doveva avere il diritto di trovarsi in quel luogo;
  2. l’incolumità della persona o di terzi doveva essere in pericolo proprio in quel momento (cosiddetta “attualità” del pericolo);
  3. lo strumento utilizzato per attuare la legittima difesa (per esempio, la pistola) doveva essere legittimamente detenuto.

In presenza di tutti questi requisiti si applica certamente la presunzione assoluta di proporzionalità, quindi un’esclusione automatica della punibilità a prescindere dal fatto che la reazione del soggetto che attua la legittima difesa fosse effettivamente eccessiva rispetto al pericolo effettivo.

La regola introdotta dal secondo comma dell’art. 52 parte dal presupposto che chi si trova a doversi difendere abbia subito una violazione di domicilio e quindi stia vivendo un grave turbamento psichico causato dall’aggressione. Immaginate: come vi sentireste se all’improvviso trovaste uno sconosciuto nel vostro salotto? Sicuramente vi sentireste spaventati e in pericolo ed è proprio su questo che si coglie il fondamento del secondo comma, oltre che sul fatto che indubbiamente l’aggressore è consapevole dell’illecito compiuto violando il domicilio altrui, quindi in un certo senso “accetta il rischio” di correre un pericolo.

Ora immaginiamo una situazione particolare, di cui si è sentito parlare molto spesso ultimamente in relazione a taluni fatti di cronaca: cosa succede se l’aggressore si da alla fuga? Si applica comunque l’art. 52? Si può ancora dire che il pericolo è “attuale”, cioè imminente e persistente?

Evidentemente no. In particolare non può applicarsi la disciplina della legittima difesa se, per esempio, si spara dal balcone al malvivente che scappa dal cortile: è evidente che in quella situazione non sussiste più un pericolo e dunque è esclusa qualsiasi giustificazione.

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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