Telecamere negli asili e nelle case di cura: sono uno strumento lecito?

Telecamere negli asili e nelle case di cura: sono uno strumento lecito?

Minori, anziani e disabili sono soggetti che necessitano di una tutela maggiore da parte delle istituzioni, non essendo in grado di provvedere autonomamente alla propria auto-difesa. Le telecamere negli asili e nelle case di cura sono uno strumento efficace e lecito?

Alla luce dei preoccupanti episodi di maltrattamenti perpetrati a danno di minori, anziani e disabili che si compiono all’interno delle strutture, pubbliche e private come asili, scuole per l’infanzia o strutture socio-assistenziali alcuni genitori negli ultimi anni hanno promosso la predisposizione di un sistema di controllo che garantisca la sicurezza dei loro cari. Minori, anziani e disabili sono, infatti, soggetti che necessitano di una tutela maggiore da parte delle istituzioni, non essendo in grado di provvedere autonomamente alla propria auto-difesa. Ma le telecamere negli asili e nelle case di cura sono lo strumento pi- adatto allo scopo?

E’ necessario tenere presente, infatti, non solo che il controllo a distanza dei lavoratori è vietato per legge, ma anche che i minori hano diritto ad essere tutelai adeguatamente. 

L’acquisizione delle immagini relative a soggetti in età minore e la loro visione via web da parte di terzi muniti di specifiche credenziali di autenticazione costituiscono operazioni di trattamento di dati personali riconducibili ai singoli interessati, rispetto alle quali trova applicazione la normativa contenuta nel Codice della Privacy.

Nel 2013 il Garante della Privacy aveva espresso il suo dissenso all’introduzione indiscriminata di telecamere negli asili nido, nella specie “webcam”. Un asilo privato sito a Ravenna aveva deciso infatti di installarle concedendo così ai genitori di accedere direttamente alla struttura via web. La proposta era stata accolta come deterrente a prevenire eventuali abusi da parte del personale sui piccoli. Si sarebbe trattato di una forma di controllo preventiva, per tranquillizzare le famiglie permettendo loro di monitorare costantemente tutte le attività dei figli durante la permanenza al nido.

“L’impiego di sistemi di videosorveglianza deve risultare effettivamente necessario e proporzionato agli scopi che si intendono perseguire”

La scelta è stata considerata erronea da parte del Garante, che ha addotto ragionevoli motivazioni in proposito. In particolare l’interesse di salvaguardare il diritto alla privacy dei minori e l’osservanza del principio di proporzionalità, ovvero un corretto bilanciamento degli interessi in gioco. Il solo obiettivo di tranquillizzare i genitori non è stato ritenuto sufficiente a restringere la libertà dei piccoli.

Nel caso concreto il Garante ha ritenuto inoltre che non fosse stato provato che:

  • si fossero verificati incidenti di sicurezza;
  • le altre telecamere già installate presso la struttura fossero insufficienti;
  • si rendesse necessaria l’installazione anche di webcam.

“Andrebbero adottate rigorose misure di sicurezza per impedire che le immagini dei piccoli possano andare in rete ed essere hackerate, rubate o usate abusivamente” (Antonello Soro, Garante della Privacy)

L’ipotesi, differirebbe dall’installazione di telecamere negli asili del tipo “a circuito chiuso”.

Il sistema di videosorveglianza con telecamere a circuito interno infatti tutelerebbe maggiormente la riservatezza poiché le riprese potrebbero essere visionate dagli interessati solo qualora ne venga ravvisata la necessità, a seguito di segnalazioni pervenute agli organi di polizia.

Nonostante sistemi di controllo così intrusivi debbano essere comunque usati con estrema cautela dal momento che possono condizionare la spontaneità del rapporto con gli insegnanti, il 14.09.15 è stato assegnata alla Camera una proposta di legge in merito, la quale ad oggi è ancora all’esame della Commissione.

Sarà interessante seguire gli emendamenti a tale proposta, che imporrebbe l’obbligo per gli asili nido e le scuole dell’infanzia, pubbliche e private, le strutture socio-assistenziali per anziani, per disabili e per minori in situazione di disagio, convenzionate o non con il SSN, di dotarsi di un sistema di telecamere a circuito chiuso al fine di garantire la sicurezza degli ospiti.

Nella proposta si da atto dei diritti contrapposti, come il diritto dello studente alla riservatezza ai sensi dell’art. 2, co. 2, D.P.R. 24 giugno 1998, n. 249.

Di tutt’altra natura è invece il diritto alla libertà riservatezza del lavoratore. Di norma, infatti, il controllo a distanza dell’attività lavorativa è vietato dallo Statuto dei Lavoratori. Tuttavia, alla luce del nuovo Jobs Act, è stata concessa la possibilità per il datore di lavoro di installare telecamere a tutela del patrimonio dell’impresa.

Nel discutere sulla liceità delle telecamere negli asili e nelle case di cura, è necessario tuttavia tenere sempre presente la pronuncia del Garante per il quale: “La tutela della personalità e della riservatezza dei bambini costituisce un bene fondamentale della persona di rango superiore rispetto al diritto alla sicurezza degli stessi laddove non esistano effettive situazioni di rischio tali da far ritenere necessaria l’installazione di impianti di videosorveglianza”.

Seguiremo le vicende della nuova proposta di legge, sperando che non trascorra troppo tempo prima che venga concretamente esaminata.

E tu sei favorevole alle telecamere negli asili? Scrivici la tua opinione!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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