Social Eating e Home Restaurant: un fenomeno in evoluzione

Social Eating e Home Restaurant: un fenomeno in evoluzione

La novità degli Home Restaurant e del Social Eating, tra vuoti normativi ed auto-regolamentazione

Social Eating e Home Restaurant, come il car sharing, sono in prima linea nella nuova frontiera della sharing economy: cuochi non professionisti organizzano cene a casa propria ospitando vecchi e nuovi amici conosciuti su community web e portali. La socializzazione è l’obiettivo principale della serata, al termine della quale il cuoco avrà una tavola da sparecchiare e qualche spicciolo di più in tasca.

Come funzionano? Esistono portali web interamente dedicati al fenomeno. Il più famoso è Gnammo, tramite il quale vengono organizzate cene in tutta Italia, ma sono molto utilizzati anche Homefood e Ceneromane. Il meccanismo è più o meno lo stesso: il cuoco che decide di mettersi alla prova si iscrive al sito e propone una cena, fissa il menu, il prezzo, il numero minimo e massimo di partecipanti ed il termine per l’iscrizione. Il portale solitamente trattiene una parte dell’incasso come corrispettivo per l’utilizzo dei servizi offerti al cuoco.

Una volta che il programma è divenuto pubblico, chiunque può prenderne visione. Gli ospiti però potranno conoscerne l’indirizzo solo dopo che l’organizzatore li abbia “accettati”. In questo modo si evita che sconosciuti indesiderati si presentino senza che il cuoco ne sia a conoscenza. A conclusione della cena i partecipanti potranno rilasciare una recensione dell’esperienza.

Ma come sono regolamentate queste attività? Ad oggi non esiste una normativa specifica, essendo un fenomeno sviluppatosi solo negli ultimi anni.

Il Ministero dello Sviluppo Economico ha avuto modo di definire gli Home Restaurants come “un’attività che si caratterizza per la preparazione di pranzi e cene presso il proprio domicilio in giorni dedicati e per poche persone, trattate come ospiti personali, però paganti”.

Tuttavia i portali di Social Eating, in una sorta di autoregolamentazione, intendono distinguersi dagli Home Restaurant: i primi sarebbero caratterizzati dalla saltuarietà dell’evento, i secondi invece dall’imprenditorialità dell’attività.

Per poter restare all’interno del confine del Social Eating, dunque, occorre, a detta degli stessi portali, che l’evento si configuri, dal punto di vista normativo e fiscale, come prestazione occasionale di servizi tra privati. Ne deriva l’obbligo per il cuoco di emettere una ricevuta fiscale agli ospiti e il rispetto del tetto massimo di €. 5.000,00/anno come reddito derivante dall’attività di Social Eating.

Gli Home Restaurant, invece svolgendo attività professionale sono obbligati a rispettare la normativa vigente in materia di somministrazione di alimenti e bevande al pubblico ed i requisiti di accesso e di esercizio delle attività commerciali di cui al D.Lgs. n.59 del 2010.

Tuttavia al di là della denominazione, il fenomeno concreto è il medesimo e, mancando una definizione giuridica sia di Social Eating che di Home Restaurant, non si può con certezza affermare che l’attività del primo non sia configurabile nella categoria del secondo, con le naturali conseguenze legali che ne derivano.

La descrizione del Ministero potrebbe benissimo identificare anche l’attività di Social Eating benché la regolamentazione sia comunque ancora in divenire.

Ad oggi, nel silenzio della legge, per quanto riguarda l’aspetto sanitario sarà il buon senso del cuoco a fargli rispettare le normali norme igieniche che ognuno dovrebbe osservare per se stesso. Se qualcuno dovesse sentirsi male per il cibo sarà responsabile il cuoco, così come lo sarebbe se avesse servito la cena ai propri amici. Questo è sicuramente uno degli aspetti del Social Eating che più risente del vuoto normativo.

Come già avvenuto per gli altri settori della sharing economy, sia il Social Eating che l’Home Restaurant hanno sollevato numerose proteste di ristoratori tradizionali, secondo i quali la scarsa regolamentazione favorirebbe la diffusione di queste nuove realtà, a discapito della qualità del servizio offerto e della ristorazione tradizionale, purtroppo oberata dal rispetto di adempimenti fiscali, igienico-sanitari e burocratici rigorosissimi.

La Federazione Italiana Pubblici Esercizi, c.d. FIPE, ribadisce l’importanza dei controlli su tali attività e la necessità di maggior certezza sulla legislazione nazionale e regionale da applicare (Certificazione HACCP, Licenza di somministrazione di cibi e bevande, etc..) a tutela della salute dei cittadini.

In alcuni Home Restaurant i primi interventi da parte dei NAS hanno riscontrato irregolarità (in particolare nella somministrazione del cibo e nei giorni di apertura al pubblico) che, è d’obbligo dirlo, talvolta si verificano anche nelle strutture tradizionali.

Il fenomeno delle cene condivise è in continua espansione tanto da far prevedere un intervento del legislatore volto a colmare le attuali lacune; nel frattempo, le varie community invitano sia i cuochi che i commensali al rispetto delle regole dettate dal comune buon senso per poter così mantenere la freschezza e la positività che caratterizzano il fenomeno.

Avv. Laura Citroni

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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3 commenti su “Social Eating e Home Restaurant: un fenomeno in evoluzione

  1. E’ una carina iniziativa! Ricorda le cene “della via” che si svolgono a Ferrara! Io seguo una dieta macrobiotica: magari con il social eating posso conoscere chi condivide i miei stessi gusti e creare una “community”!

  2. ….abito a Milano e nessun mio conoscente/amico ne aveva mai sentito parlare.
    Dal punto di vista della socializzazione mi sento sicuramente di dire che è un’esperienza che vorrei provare, ma da punto di vista igienico/sanitario resto scettico, come è nella mia natura.
    Mi affiderò per la prima volta ad uno chef che ha già numerose ottime recensioni 😉

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