Non riconoscere il neonato come figlio: i diritti della partoriente

Diritto alla segretezza del parto, diritto all’informazione, di non riconoscere il neonato come proprio figlio. Con il D.P.R. n.396/2000 il legislatore ha riconosciuto alcuni diritti alla partoriente, vediamo quali sono.

Si è parlato molto di diritti della partoriente, in relazione alla campagna #bastatacere, di cui parleremo a breve. In quest’articolo parleremo dei diritti che già sono riconosciuti alla partoriente, come quello di non riconoscere il neonato come proprio figlio.

Non tutte le donne riescono ad accogliere la loro maternità, per una complessità di motivazioni che occorre ascoltare, comprendere, riconoscere. Alcune preferiscono scegliere di non riconoscere il neonato come proprio figlio. Le ragioni possono essere differenti, ma non si deve negare la possibilità di rispettare la volontà di non divenire madreSino a quel momento, infatti, a livello giuridico la donna risulta essere solamente una “partoriente”.

La qualifica di madre sarà quindi la conseguenza della decisione della partoriente di comparire all’interno dell’atto di nascita.

Allo scopo di prevenire ed evitare gli infanticidi e gli abbandoni che possono mettere in pericolo la sopravvivenza stessa del neonato, la vigente normativa italiana sancisce per la donna il diritto di riconoscere il neonato come figlio e il diritto alla segretezza del parto per chi non riconosce il bambino.

Già nel 1994 la Corte Costituzionale si era pronunciata riconoscendo il diritto all’anonimato della donna partoriente. Successivamente, con il D.P.R. n.396/2000, il legislatore ha disciplinato legalmente il diritto alla donna di non comparire come madre. La normativa italiana, infatti riconosce a tutte le donne italiane, straniere e e clandestine tre importanti diritti.

Diritto di non riconoscere il neonato come proprio figlio

Questo diritto vale sia per la donna che ha un bambino fuori dal matrimonio sia per la donna coniugata. Il non riconoscimento del bambino alla nascita è consentito espressamente dall’art. 30 comma 2° del D.P.R. n.396/2000, il quale stabilisce che il medico o l’ostetrica o altra persona che ha assistito al parto devono fare la dichiarazione di nascita all’Ufficiale di Stato Civile o al direttore sanitario dell’Ospedale rispettando la eventuale volontà della madre di non essere nominata.

Diritto all’informazione

Ogni donna ha diritto ad ottenere assistenza psicologica e sanitaria prima, durante e dopo il parto, unitamente ad ogni genere di informazione in merito alla possibilità o meno di riconoscere il proprio figlio. In caso di incertezza in merito al riconoscimento, la donna ha, inoltre, il diritto ad essere informata sulla possibilità di richiedere al Tribunale per i minorenni un ulteriore periodo di riflessione successivo al parto. Il Tribunale per i minorenni, infatti, può disporre la sospensione dello stato di adottabilità per un periodo massimo di due mesi, su richiesta di chi afferma di essere uno dei genitori biologici e sempre che nel frattempo il bambino si assistito dal soggetto di cui sopra o i suoi parenti fino al quarto grado permanendo comunque un rapporto con il genitore naturale.

Il Tribunale può sospendere tale procedura anche quando il genitore biologico, non ancora sedicenne, sia privo della capacità di riconoscere il figlio naturale; la procedura viene rinviata anche d’ufficio fino al compimento del sedicesimo anno, ferma restando la possibilità di avvalersi di un ulteriore sospensione per altri due.

Il diritto alla segretezza del parto

Tale diritto deve essere garantito da tutti i servizi sanitari e sociali coinvolti, purché nel caso in cui il neonato non venga riconosciuto, nell’atto di nascita risulti la seguente dicitura “figlio di donna che non consente di essere nominata” .

I questi casi, l’Ufficiale di Stato Civile ricevuta la comunicazione del non riconoscimento attribuisce al neonato un nome un cognome, procede alla formazione dell’atto di nascita, segnalando lo stato di adottabilità alla Procura della Repubblica presso il Tribunale per i Minorenni.

Pertanto, l’Ospedale presso il quale avviene la nascita, oltre agli interventi di carattere sanitario, è responsabile di garantire i diritti di informazione, di autodeterminazione e di riservatezza della madre e di avviare i processi riferiti alla Tutela del neonato non riconosciuto.

Questi diritti riconosciuti alla donna sono funzionali al diritto del neonato a crescere in una famiglia anche diversa da quella di origine, in grado di fornirgli quelle cure affettive ed educative indispensabili per lo sviluppo della sua personalità.

E’ opportuno ricordare che al momento della nascita la legge italiana riconosce l’individuo come persona, cui è attribuita la capacità giuridica, ossia la titolarità di diritti quali quelli inviolabili della persona, il diritto all’identificazione, al nome, alla cittadinanza, alla certezza di uno status di filiazione, alla educazione e alla crescita in famiglia.

Per completezza, va ricordato che, per la legge italiana, l’abbandono traumatico di un neonato si configura come reato penale, punibile con la reclusione, se da esso derivano lesioni e morte del bambino. Non sussiste reato, invece, se chi lo abbandona si attiva per garantirne l’incolumità, partorendo presso una struttura sanitaria, e scegliendo di non riconoscere il neonato.

Conoscevi il diritto di non riconoscere il neonato? Cosa ne pensi? Raccontaci la tua opinione!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.

Un pensiero su “Non riconoscere il neonato come figlio: i diritti della partoriente

  1. Sono proprio le ragazze e le donne più in difficola a non essere minimamente informate su tale opportunità, condividerò questo articolo affinchè raggiunga più gente possibile.

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