MARCHIO “MADE IN ITALY”: QUANDO PUO’ ESSERE USATO?

MARCHIO “MADE IN ITALY”: QUANDO PUO’ ESSERE USATO?

Si sa, i prodotti italiani sono noti in tutto il mondo.

Noi italiani ci siamo sempre distinti per la cura con cui conserviamo le abilità manifatturiere che ci sono state tramandate per decenni, per l’abilità con cui riusciamo a ricavare il meglio da quello che la nostra terra ci offre: abbiamo una lunga e altrettanto ricca tradizione da difendere, in ambito agroalimentare ma anche per quanto riguarda l’abbigliamento e l’arte.

Per questo, potersi forgiare del marchio “Made in Italy” sui propri prodotti è motivo di orgoglio, è garanzia di qualità.

Il marchio “Made in Italy” è un marchio d’origine: significa che il bene che ne è contraddistinto è stato prodotto in Italia.

Tuttavia, la sempre più frequente delocalizzazione delle produzioni verso stati esteri ha portato l’Unione Europea a pronunciarsi sull’attuale significato di “Made in Italy”: diversi regolamenti UE e il Codice Doganale dell’Unione (Cdu) stabiliscono che le ipotesi in cui si può legittimamente apporre il marchio “Made in Italy” sui propri prodotti sono due:

• Quando siano stati interamente prodotti in Italia;

• Quando l’ultima trasformazione o la loro lavorazione sostanziale è stata effettuata in Italia.

Mentre il primo punto non necessita di ulteriori approfondimenti, occorre invece specificare cosa si intenda per “ultima trasformazione” o “lavorazione sostanziale”.

A tal proposito sono numerose le pronunce delle Corti, sia europee che italiane, le quali hanno stabilito che affinché si possa legittimamente parlare di “Made in Italy” l’intervento italiano sul prodotto NON deve essere marginale.

Volendo esemplificare, si parlerà di un prodotto italiano quando la lavorazione, per così dire, principale, sia stata effettuata in Italia (da una suola proveniente da un Paese estero si ottiene una scarpa attraverso la lavorazione e l’uso di prodotti italiani); viceversa, non si potrà considerare italiano un prodotto in cui l’intervento in Italia si limiti ad una semplice modifica esteriore.

Per premiare le aziende e i produttori che si impegnano a conservare la genuinità e le peculiarità del prodotto italiano in tutte le sue fasi di lavorazione, è stato istituito il Marchio “100% Made in Italy”, il quale sottolinea proprio la totale italianità del bene che ne è contraddistinto.

Si tratta di una vera e propria certificazione e come tale deve essere rilasciata dall’Istituito a Tutela dei Produttori Italiani (Itpi).

L’Itpi concederà la licenza per l’utilizzo della certificazione dopo aver verificato che il disegno del prodotto, la sua progettazione, la lavorazione e le materie prime e infine la sua confezione siano effettuate interamente in Italia.

Una volta individuata la definizione di “Made in Italy”, vediamo cosa succede se si appone impropriamente il marchio su prodotti che non ne presentano le caratteristiche.

Si tratta di un vero e proprio reato, disciplinato dal codice penale: a carico del colpevole è prevista una sanzione pecuniaria fino a 20.000 euro di valore e la reclusione fino a due anni.

Recentemente invece è stata depenalizzata la condotta di chi, seppur non apponendo illecitamente il marchio “Made in Italy” sui propri prodotti, utilizzi segni, marchiature o altre forme di denominazione che possano indurre il pubblico a ritenere erroneamente di trovarsi di fronte ad un prodotto italiano: è sufficiente, per esempio, l’apposizione di una bandiera italiana sul prodotto o al suo interno, o di una dicitura quale “Prodotto italiano” o “Tradizione italiana” et similia.

In questi casi, invece che incorrere in sanzioni di natura penale, si commette un illecito amministrativo: si rischia una multa fino a 10.000 euro.

Ti è piaciuto questo articolo? Lasciaci un commento!

Potrebbe interessarti anche:
Marchio di fatto e marchio registrato: differenze di tutela
Prodotti contraffatti: come tutelarsi
L’importanza di un contratto personalizzato

The following two tabs change content below.
Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
Condividi su:
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  
  •  

Lascia un commento