La differenza tra matrimonio e convivenza: la legge cosa prevede?

La differenza tra matrimonio e convivenza: la legge cosa prevede?

Benché al giorno d’oggi i matrimoni siano in diminuzione e aumentino il numero delle convivenze, non tutti conoscono la differenza in termini legali e di tutela.

A seguito dell’approvazione della riforma del diritto di famiglia sul divorzio, accanto alla famiglia tradizionale fondata sul matrimonio si sono sviluppati altri modi per creare una famiglia.

Molte coppie, infatti, decidono di vivere insieme senza sposarsi, o per libera scelta o perché uno o entrambi vengono da una precedente esperienza matrimoniale.

Si formano in questo modo le cosiddette famiglie di fatto (o convivenze more uxorio), contraddistinte per il carattere di stabilità che nasce come libera espressione della scelta del singolo.

Benché in ambito sociale il fenomeno abbia assunto una grande rilevanza, la normativa in proposito è piuttosto limitata, tanto che i principi fondamentali di orientamento in materia vengono tratti dalle numerose sentenze nelle quali la Cassazione, laddove si possa dimostrare il carattere di stabilità della coppia, ha preso in considerazione il rapporto di convivenza.

Negli ultimi anni, tuttavia, sono stati fatti alcuni passi avanti e l’ordinamento italiano ha riconosciuto alle coppie di fatto una serie di diritti, quali l’accesso al percorso della procreazione medicalmente assistita, il diritto ad avere notizie sulla salute del partner, il diritto del convivente, in caso di decesso, a succedere al partner nel contratto di locazione della abitazione comune e, sempre in caso di disgrazia, a chiedere il risarcimento danno.

Differenze ancora importanti sono invece, la mancanza di pensione di reversibilità in caso di decesso del partner, il diritto al mantenimento in caso di separazione (in una coppia di fatto i partner non sono tenuti, ai reciproci obblighi economici in caso di difficoltà), il diritto all’eredità solo per testamento.

I conviventi, infatti, non ereditano in automatico i beni del partner anche se è sempre possibile redigere un testamento e destinare il patrimonio personale al proprio compagno: completamente se non ci sono eredi legittimari (figli, un coniuge anche se separato purché senza colpa, genitori in assenza di coniuge e figli) mentre se ci sono eredi legittimari solo la quota disponibile.

Le coppie di fatto per poter far valere alcuni dei diritti che i coniugi acquisiscono con il matrimonio, devono dimostrare di vivere more uxorio e l’unico documento che attesta legalmente la convivenza è il certificato di stato di famiglia che deve essere richiesto all’ufficio anagrafe del comune di residenza.

Per tutelare maggiormente i reciproci diritti e doveri la coppia di fatto può inoltre stipulare un contratto di convivenza, ovvero una sorta di patto sottoscritto di comune accordo, che abbia valore legale, molto utile per disciplinare le questioni quotidiane.

Poiché con sempre maggiore frequenza, da queste unioni nascono dei figli, appare utile capire cosa prevede la normativa in merito alla tutela dei figli nati nell’ambito di famiglie di fatto.

Innanzi tutto è fondamentale che il padre lo riconosca, poiché questo è l’unico modo per poter avanzare pretese per la tutela del figlio in caso di controversie o fine della convivenza.

Per quanto riguarda i figli, tuttavia, non ci sono differenze tra famiglia fondata sul matrimonio e famiglia di fatto, poiché con la riforma del diritto di famiglia del 1975 i diritti dei figli nati da queste unioni sono stati equiparati a quelli dei figli nati da coppie sposate, il che prevede in capo ai genitori un obbligo di educare, istruire e mantenere i propri figli indipendentemente dal tipo di unione in cui questi sono nati.

La potestà sul figlio naturale viene esercitata da entrambi i genitori, se entrambi lo hanno riconosciuto e sono conviventi; dal genitore che convive con il figlio, anche se è stato riconosciuto sia dal padre che dalla madre; dal genitore che lo ha riconosciuto per primo, se nessuno dei due genitori convive con il figlio.

In caso di contrasti nella coppia e conseguente fine della convivenza, l’affidamento, avendo riguardo all’interesse del minore, viene stabilito dal Tribunale per i minorenni, il quale è chiamato anche a decidere anche sull’eventuale assegno di mantenimento per il figlio.

Si ricorda che, nel caso in cui un bimbo nato al di fuori del matrimonio non venga riconosciuto dal padre, solo la mamma ha dei doveri verso di lui. A tal proposito, il riconoscimento è importante anche per tutelare il diritto del papà a visitare il suo bambino e partecipare alla sua educazione.

Per tutte le questioni patrimoniali ed ereditarie, il figlio naturale riconosciuto è assolutamente equiparato al figlio legittimo, con l’unica differenza che non acquisisce nessun diritto nei confronti dei parenti del genitore, tranne che verso gli ascendenti diretti.

Il vincolo di parentela, a livello giuridico, si instaura solo in linea diretta, quindi con i nonni. Questo comporta delle differenze per i diritti di successione: il figlio naturale eredita solo dai genitori e dai nonni, mentre il figlio legittimo eredita da tutti i parenti fino al sesto grado di parentela.

Tuttavia, a parte tale, tra figli legittimi e figli naturali non esiste alcuna differenza neanche per quanto riguarda i rapporti con i nonni e gli altri parenti, anche in caso di adottabilità del minore da parte dei nonni in caso di morte di entrambi i genitori.

Articolo visualizzabile anche su Sandymama.it

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L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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