#Bastatacere: i diritti della partoriente

E’ possibile rafforzare la normativa italiana per far sì che episodi come quelli denunciati dalle madri, tramite la campagna #bastatacere, non si verifichino più? Quali sono i disegni di legge in materia di diritti della partoriente?

Si è parlato a lungo del movimento #bastatacere, campagna nata recentemente che ha visto il susseguirsi di denunce di maltrattamenti ed abusi da parte di ostetriche, infermieri e medici nei confronti di donne partorienti.

Portavoci dell’iniziativa sono Elena Skoko e Alessandra Battisti, che hanno tratto spunto da una recente dichiarazione dell’OMS sulla prevenzione ed eliminazione dell’abuso e della mancanza di rispetto delle donne durante l’assistenza al parto nelle strutture ospedaliere. Tale dichiarazione ha evidenziato quali siano i trattamenti che le donne subiscono durante il parto.

Spesso si verificano casi di “abuso fisico diretto, profonda umiliazione e abuso verbale, procedure mediche non acconsentite (inclusa la sterilizzazione), mancanza di riservatezza, carenza di un consenso realmente informato, gravi violazioni della privacy, trascuratezza nell’assistenza al parto con complicazioni altrimenti evitabili che mettono in pericolo la vita della donna”.

La casistica è molto lunga. E’ necessario tenere a mente, che non si tratta di semplici irregolarità ma di veri e propri abusi da vietare e tenere monitorati: i maltrattamenti durante il parto violano il diritto costituzionale alla salute delle donne e dei bambini, che devono essere considerati soggetti di cure e non oggetti passivi di trattamenti medici.

Oltre alla dichiarazione dell’OMS, in Italia era stata condotta anche un’inchiesta nel 2013, durante l’allora Ministro Balduzzi. L’inchiesta aveva accertato un alto numero di tagli cesarei non basato sui criteri di effettiva necessità. Il movimento #bastatacere ha dato il coraggio a molte donne, le quali hanno subito un cesareo ingiustificato, di denunciarlo anonimamente.Forse non tutti sanno che il taglio cesareo ingiustificato lede il diritto alla salute della donna e comporta, tra l’altro, un danno economico per l’erario statale.

Mi sono chiesta quindi come fosse possibile rafforzare la normativa italiana per far sì che episodi come quelli denunciati dalle madri, tramite la campagna #bastatacere, non si verifichino più. Abbiamo già avuto modo di approfondire i diritti già riconosciuti alle donne partorienti dalla legge italiana qui, in quest’articolo invece approfondiremo un disegno di legge che, se approvato, introdurrebbe norme più incisive in materia.

Sappiamo che una esperienza positiva di parto rafforza la salute psicofisica della madre e genera benefici per la salute del bambino, della famiglia e, di conseguenza, di tutta la popolazione. Ma alcune manovre non sono semplicemente inevitabili?

Mi sono accorta quindi che c’è molta disinformazione in materia ed ho studiato la proposta di legge sulla tutela dei diritti della partoriente e del neonato e per la promozione del parto fisiologico, presentata l’11.03.2016 alla Camera.

La proposta suggerisce di vietare

  • di rivolgere espressioni umilianti o degradanti alla donna durante il travaglio;
  • di esprimere commenti o apprezzamenti sconvenienti sul corpo della donna.

Il documento, direi quasi utopico in merito ad alcuni punti, presuppone che il personale medico sia adeguatamente informato ed informi a sua volta la gestante, in maniera completa ed efficiente su quali siano i trattamenti cui può essere sottoposta la gestante al momento del parto e sulle relative conseguenze.

Tra le novità della proposta di legge, che condivido pienamente, trovo l’obbligo di adottare linee guida generali, modelli organizzativi che permettano il controllo e la valutazione da parte dell’utenza sia sull’azienda sanitaria che sugli operatori, nonché l’obbligo di adottare un sistema di informazione adeguato sui servizi erogati relativi al parto, redatto in modo trasparente ed accessibile al pubblico.

Punto di partenza infatti per il rispetto della partoriente e del neonato è far comprendere alla gestante i rischi cui va incontro e tutte le procedure alternative possibili, affinché possa dopo aver acquisito le informazioni necessarie, scegliere consapevolmente ciò che preferisce.

Episiotomia, uso della ventosa o del forcipe, manovra di Kristeller, manovra di Valsalva, induzione farmacologica del travaglio, secondo la proposta dovrebbero essere vietate, salvo consenso della partoriente. Diverrebbe d’obbligo per il personale medico riportare correttamente nella cartella clinica tutte le manovre e le pratiche realizzate sulla donna e sul neonato.

La proposta prevede anche il divieto di accelerare o rallentare il processo del parto o del travaglio salvo consenso, informato, della donna. Molte madri, tramite la campagna #bastatacere avevano denunciato d’essere state spinte ad una indebita accelerazione del parto, al momento del travaglio, senza che ve ne fosse necessità

Una particolare attenzione dovrebbe essere dedicata al tema del taglio cesareo. Ed infatti nella proposta di legge, questo viene definito invasivo e pericoloso, da effettuare solo qualora ricorrano comprovati motivi di necessità clinica. Viene richiesto inoltre che le strutture si adeguino, dotandosi di protocolli per l’assistenza al parto spontaneo dopo un pregresso taglio cesareo.

Viene promosso il parto fisiologico, ovvero la modalità spontanea di evoluzione dei tempi e dei ritmi della nascita, senza interventi esterni che possano modificare, rallentare o accelerare il processo del parto. L’OMS ha previsto le modalità assistenziali da garantire in caso di scelta del parto fisiologico, in particolare madre e bambino devono avere la possibilità di restare vicini e deve, essere consentita la permanenza del padre o di un’altra persona indicata dalla donna.

Discutibile la proposta di vietare il regime di intramoenia, ovvero le prestazioni a pagamento effettuate da personale sanitario scelto e pagato dalla partoriente. E’ infatti sicuramente encomiabile sperare che l’assistenza al parto possa essere garantita dal servizio sanitario nazionale. Tuttavia ritengo non si possa vietare alla partoriente di poter scegliere il proprio medico, eventualmente pagandolo.

Nella proposta sono previste quantificazioni del danno da risarcire in caso di danni, perdita e asportazione dell’utero, danni agli organi genitali interni ed esterni della donna, cagionati (s’intende, dopo accertamento giudiziale) in occasione del parto.

Le cifre variano da non meno di 400mila euro, a 100mila, sino ad arrivare a quantificare in misura non inferiore a 3mila euro il risarcimento dovuto ai familiari uniti da vincolo affettivo.

La proposta in generale è sicuramente positiva, se non solo per aver innalzato la partoriente a titolare dei diritti fondamentali della persona, senza alcuna limitazione nel periodo del travaglio e del parto soprattutto dei seguenti diritti:

  • Di informazione sullo stato di salute proprio e del bambino, parto;
  • Di esprimere il consenso o dissenso informato libero e consapevole sui trattamenti farmacologici e medici;
  • Di ricevere un secondo parere medico;
  • Di tutela della riservatezza, di rispetto dei valori della propria cultura;
  • Di presenza di una o più persone a sua scelta e di ricevere visite dei familiari nel periodo successivo.

In generale la proposta ha l’intento di porte l’accento sul diritto ad un’esperienza positiva del parto e della nascita e a mantenere la propria integrità psicofisica.

Vedremo quali saranno gli sviluppi futuri della campagna #bastatacere e dei dibattiti politici connessi.

Sei una madre e ritieni di aver subito abusi durante il travaglio? Raccontaci la tua opinione!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.

3 pensieri su “#Bastatacere: i diritti della partoriente

  1. Secondo me è una grande cavolata! Da sempre le donne hanno sofferto per partorire, per carità, è giusto che vengano rispettate…. ma una legge in piu’ oltre a tutte quelle che già ci sono, è inutile! Serve solo ad inserire ulteriore burocrazia ad altra burocrazia! I medici a quel punto, eviteranno di fare qualsiasi cosa con la medicina difensiva!

    • Gentile “mamma”,
      il progetto di legge è ancora in fase embrionale e non è ancora divenuto legge. Dovrà passare il vaglio di entrambe le Camere ed ottenere voto favorevole, oltre a possibili emendamenti.
      Il Suo punto di vista è lecito, è giusto che ogni elettore esprima la sua opinione sui temi di attualità come questo.
      Non appena vi saranno ulteriori novità sull’iter legislativo le pubblicheremo.

      I miei migliori saluti.

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