COVID-19: E’ GIUSTO PAGARE LE RETTE SCOLASTICHE?

COVID-19: E’ GIUSTO PAGARE LE RETTE SCOLASTICHE?

Stiamo vivendo un periodo strano, in una di quelle situazioni che nessuno di noi si sarebbe mai immaginato di dover affrontare. Quest’epidemia che ha tragicamente colpito, ormai lo si può dire, il mondo intero, ha spezzato migliaia di vite ed ha rivoluzionato il modus vivendi di ognuno di noi, costringendoci ad isolarci dagli altri e ad approcciare alle cose in un modo nuovo, sicuramente più consapevole.

Tra le conseguenze che la quarantena ha portato con sé, non ci sono solo le necessarie riflessioni che ognuno di noi è stato naturalmente portato ad affrontare, ma ci sono anche delle non meno importanti questioni di natura pratica di cui tener conto.

Una domanda che ci è stata posta da molti di voi ha a che fare con il pagamento delle rette degli asili o delle scuole, per questo periodo in cui i vostri bambini e ragazzi sono a casa con voi. Sul punto è stata interrogata la Ministra dell’Istruzione Lucia Azzolina la quale ha chiarito che, per quanto riguarda le scuole pubbliche, i pagamenti non devono essere effettuati poiché i servizi non vengono erogati. Pacifico.

Per quanto riguarda invece le scuole private la disciplina, sostiene la Ministra, non rientra nelle competenze del Ministero dell’Istruzione e, pertanto, bisogna fare riferimento al codice civile e alla materia dei contratti.

In particolare, il contratto stipulato con scuole o asili è un contratto di somministrazione di servizi, disciplinato dagli articoli 1559 e seguenti, caratterizzato dall’obbligo in capo al somministrante (asilo) di eseguire la sua prestazione a favore del somministrato nei tempi e nelle modalità pattuite, a fronte del pagamento di un corrispettivo.

Per i contratti di questo tipo, laddove adempiere diventi impossibile non per causa imputabile al somministrante ma per cause esterne, per esempio in ragione di una normativa eccezionale a tutela dell’ordine pubblico (come nel caso di nostro interesse), non si potrebbe certo pretendere che la prestazione venga adempiuta, in quanto è chiaro che non si possono violare le disposizioni nazionali che prevalgono gerarchicamente sulla fonte di disciplina contrattuale.

Tuttavia, non è neanche possibile ritenere che la prestazione da parte del somministrato (il pagamento della retta) debba essere eseguita nonostante non abbia usufruito del servizio pattuito. In particolare, a nulla rileverebbe che il somministrante sia impossibilitato ad eseguire la prestazione non a causa di una propria colpa ma in considerazione di una causa esterna di forza maggiore: ciò che rileva, stando alla disciplina codicistica, è che il somministrato non otterrà la prestazione pattuita e, pertanto, avrebbe diritto alla restituzione del prezzo già pagato e corrispondente al periodo di sospensione o, in alternativa, non sarebbe tenuto ad effettuare il pagamento.

Questo è quanto prevede il nostro codice civile: la materia contrattuale è sempre impostata sul binomio prestazione/controprestazione, inscindibilmente.

Tuttavia, la situazione attuale forse richiede di derogare alla disciplina generale, in ragione della estrema eccezionalità delle vicende che siamo tutti costretti ad affrontare.

Andiamo con ordine.

In primis, probabilmente è opportuno distinguere asili e scuole materne dalle scuole di grado superiore (medie, superiori ed università). Nel primo caso, infatti, una sospensione dell’attività didattica si rende necessaria: i bambini hanno una soglia di attenzione molto bassa ed è difficile riuscire a garantire con continuità l’insegnamento a distanza.

Per quanto riguarda le scuole di grado superiore, invece, nella maggior parte dei casi è stata garantita la didattica online tramite strumenti telematici che consentono ai ragazzi di seguire le lezioni da casa. In questo modo, gli studenti possono comunque seguire le lezioni, fare i compiti e sostenere esami o interrogazioni, procedendo con l’attività didattica senza particolari problemi.

In secondo luogo occorre tenere conto del fatto che gli istituti scolastici hanno una serie di costi fissi, come per esempio l’affitto dell’edificio, che devono essere sostenuti indipendentemente dal fatto che asili e scuole siano chiusi. In aggiunta, però, tanti costi vivi sono ridotti o azzerati, per esempio le spese per le pulizie degli ambienti scolastici, gli stipendi dei docenti i quali, se non lavorano, accedono alla Cassa Integrazione, le bollette di luce/acqua e così via.

Ciò che si potrebbe dunque concludere è che, forse, in medio stat virtus: pagare il 50% della retta potrebbe essere una soluzione per tutti. Infatti, se è vero che asili e scuole in effetti non eseguono la prestazione pattuita e dunque non erogano il servizio concordato, è vero anche che non c’è una colpa a loro carico ma si tratta di un’ipotesi di evidente forza maggiore. Non sarebbe giusto gravare completamente su di loro in una situazione in cui, di fatto, non si è verificato di un inadempimento “ingiustificato” ma è la legge stessa che non consente la prosecuzione del servizio.

 

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L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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2 commenti su “COVID-19: E’ GIUSTO PAGARE LE RETTE SCOLASTICHE?

  1. Buongiorno Avvocato,
    nel contratto del mio asilo esiste la clausola” Dall’importo della retta non si detraggono i giorni di assenza per malattia o per qualsiasi altra causa neppure se di forza maggiore”.

    Come mi dovrei comportare in questo caso?

    La ringrazio anticipatamente

    • Gentile Lara,
      come prima cosa mi scuso per il ritardo nella risposta, come può immaginare abbiamo ricevuto molte richieste di chiarimenti e stiamo cercando di rispondere a tutte le vostre domande. Purtroppo la situazione attuale è estremamente complessa, poichè si tratta di un momento in cui molte regole giuridiche che regolano la nostra vita di tutti i giorni sono state sospese o derogate e così siamo stati tutti costretti ad adattarci al nuovo modus vivendi.
      Anche la vicenda che La riguarda, in realtà, non è disciplinata univocamente: quanto agli asili pubblici, la Ministra Azzolina ha comunicato che le rette non devono essere versate per il periodo di sospensione del servizio, ma niente è stato previsto per gli asili privati. Pertanto si dovrebbero applicare le regole di cui al codice civile, che disciplinano il contratto di somministrazione di servizi. Tuttavia, in ragione della particolarità della situazione, anche queste ultime potrebbero seguire una disciplina derogatoria, fondata sul buon senso e sullo spirito di collaborazione.
      Forse, una soluzione potrebbe essere quella di accordare ai genitori il pagamento del 50% della retta pattuita, in modo tale da non gravare eccessivamente sugli istituti scolastici che si trovano a non poter svolgere il servizio accordato per causa, di fatto, a loro non imputabile.

      Cordiali saluti,
      Avv. Laura Citroni

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