COSA SI INTENDE PER “SICUREZZA ALIMENTARE”?

COSA SI INTENDE PER “SICUREZZA ALIMENTARE”?

Lo scorso 16 ottobre, in occasione della giornata mondiale dell’alimentazione, abbiamo partecipato al convegno “Sicurezza alimentare tra food safety e food security”, presso la Società Umanitaria di Milano.

Fondamentale come punto di partenza è stato soffermarsi sulla distinzione tra il concetto di food safety e quello di food security.

Si tratta di porre l’attenzione nel primo caso sulla dimensione qualitativa dei prodotti (safety), mentre nel secondo su quella quantitativa (security). Quando si parla di food safety si parla di cibo sano, nutriente, di qualità; quando si parla di food security, invece, si pone l’attenzione sulla quantità, che sia tale da soddisfare le esigenze di tutti.

Fino agli anni 90 i due concetti erano visti molto distanti tra loro e si attribuiva maggior importanza alla dimensione quantitativa. Recentemente invece, si è arrivati a ritenere che le due dimensioni debbano abbracciarsi, tant’è che anche in occasione dell’Expo, l’Esposizione Universale tenutasi a Milano nel 2015, i due concetti sono stati presentati come complementari e di pari importanza. Si sbaglia infatti nel ritenere che l’aspetto della quantità sia più rilevante: basti pensare che il numero delle persone obese supera di 4 volte il numero delle persone denutrite. Oltre al fatto che entrambe le condizioni presentano gravi problemi e richiedono un costo elevato in termini di risorse, sia sociali che economiche.

È utile però soffermarsi sul concetto di “qualità” del cibo: cosa si intende quando si parla di qualità? Quando si può effettivamente affermare che un prodotto è “di qualità”? Si tratta di un concetto molto ampio, che riguarda non solo le proprietà del prodotto ma anche aspetti culturali e morali. Prendiamo per esempio la carne di maiale: tutti sappiamo che per i musulmani non è cibo di qualità. Si tratta quindi di un concetto che non è universale, ma che varia in base al consumatore e alle sue esigenze.

Quando allora si può parlare di diritto al cibo, o meglio, di diritto alla sicurezza alimentare?

Avevamo già accennato al concetto di diritto al cibo facendo riferimento ad un’iniziativa in collaborazione col  Politecnico di Milano. Si tratta in realtà di un concetto multilivello e il discorso a tal proposito è piuttosto complesso. A livello nazionale le regolamentazioni naturalmente possono essere diverse tra loro, ma grazie alla globalizzazione e all’abbattimento delle frontiere sono all’ordine del giorno gli scambi con l’estero, anche e soprattutto per quanto riguarda i prodotti alimentari.

E’ stato preso in considerazione il caso verificatosi nel 2008, in cui in Cina dei produttori hanno commercializzato del latte in polvere per neonati aggiungendovi la melammina, una sostanza altamente tossica ma dotata di una composizione tale da ingannare i controlli di qualità e da far sembrare il prodotto completamente nutriente e sano. Il prodotto, una volta emerso il problema, è stato subito ritirato dal mercato, ma comunque alcuni bambini sono morti e tantissimi hanno subito dei gravissimi danni. Non è quindi sufficiente preoccuparsi solo di quello che accade nel nostro territorio, ma è necessario che i controlli sulle importazioni siano ferrei, soprattutto per quanto riguarda quei Paesi la cui regolamentazione in materia si discosta notevolmente dalla nostra.

Dopo aver parlato di cosa si intende per qualità del cibo, nella seconda parte del convegno è stato affrontato un altro tema particolarmente interessante: quello della fiducia del consumatore nei confronti della qualità stessa. Con l’Eurobarometro del marzo 2017, si è indagato sull’idea che hanno gli italiani in merito al rischio che ciò che arriva sulle nostre tavole possa essere lesivo per la salute: è emerso che il 48% della popolazione ritiene che tale rischio sia concreto e, in particolare, l’87% ritiene possibile che il nostro cibo sia contaminato da insetticidi, mercurio e altri agenti chimici. La percentuale è altissima rispetto agli altri Paesi Europei, ma perché questo pessimismo?

Sicuramente questo atteggiamento è legato ad una più generale sfiducia diffusa nei confronti delle nostre autorità governanti. Più in particolare però, la causa principale è una cattiva comunicazione del rischio. Non è chiaro ai cittadini chi debba comunicare il rischio, in che modalità, quali sono le situazioni davvero pericolose e quelle che non lo sono. Troppo spesso è successo che i media, unici responsabili dell’informazione, indipendentemente da quale sia la forma della comunicazione, abbiano trasmesso informazioni in modo errato, spaventando senza motivo come è successo nel caso dell’aviaria nel 2014 (la vendita di carni di pollo in Italia calò drasticamente, addirittura del 40%, ma nel nostro territorio non si registrò la morte di neanche un pollo a causa dell’aviaria) e creando dunque un eccessivo allarmismo, oppure non informando adeguatamente i cittadini quando sarebbe stato necessario farlo: nel 2015 si registrò un allarme serissimo legato ai frutti di bosco, che risultarono veicolare epatite A. Voi lo sapevate? Ebbene, quest’informazione sembra essere stata poco diffusa nonostante in Italia si siano accertati quasi 2000 casi.

Un primo riferimento “vincolante” al diritto al cibo è stato fatto nel “Patto sui diritti civili, economici e sociali” del 1966, anche se si tratta di un accenno piuttosto debole: il Patto infatti contiene tutti i diritti che sono c.d. a sviluppo progressivo, ovvero non immediato. Ci si riferisce a quelle ipotesi in cui la semplice previsione legislativa non può mutare la situazione concreta dall’oggi al domani. Oggi, il diritto al cibo è invece di interesse primario e la legge se ne occupa su tutti i livelli: dalle leggi regionali fino ad arrivare ai trattati dell’Unione Europea.

Un ruolo di primaria importanza in materia di sicurezza alimentare è svolto dall’EFSA, l’Autorità Europea per la Sicurezza Alimentare, che fornisce servizi di consulenza rivolti sia agli organi dell’Unione Europea che ai singoli stati in materia di sicurezza alimentare, con lo scopo primario di tutelare la salute dei consumatori attraverso un controllo specifico e mirato sui prodotti finiti e sui loro componenti. Inoltre, l’EFSA ha anche il delicato compito di approvare sostanze come additivi alimentari e fitofarmaci, e di promuovere l’adozione di nuove norme laddove siano necessarie delle modifiche nel sistema vigente.

Qual è la tua opinione sulla tutela del diritto al cibo? Dicci la tua lasciando un commento!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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