Cyberbullismo: esiste una legge che lo regolamenti?

Cyberbullismo: esiste una legge che lo regolamenti?

Il cyberbullismo, o bullismo informatico, è il termine che indica atti di bullismo e di molestia effettuati tramite mezzi elettronici come social, web, email, blog, sms…  Attualmente non esiste una legge organica che lo definisca e lo sanzioni, ma sono al vaglio della Camera alcuni DDL.

Si è parlato di una tematica di grande interesse all’apertura del ciclo di incontri, iniziato l’11 marzo 2016, ed organizzato da Antonella Pfeiffer, fondatrice di Mammekids, presso la libreria OpenMilano, una materia tanto delicata quanto importante: il cyberbullismo e la sua prevenzione.

Sul tema, sono intervenuti oltre a Fiammetta Casali, presidente di Unicef Milano e Maria Benigno Bruni, presidente di Bambini Ancora Onlus anche Claudio Ferilli, di Migranti Digitali, e Nicola Iannacone, psicologo ed esperto di cyber bullismo. Hanno partecipato inoltre due aziende partner, Samsung e Kaspersky, molto attive nella prevenzione contro il cyberbullismo.

Anche noi dello Studio SLC, presenti a questa interessante iniziativa, vorremmo contribuire al dibattito, cercando di far luce sulle problematiche legali connesse al bullismo ed alla sua variante cibernetica, considerata la difficoltà di trovare delle soluzioni legali efficaci.

Abbiamo già avuto modo di parlare di bullismo qui, dove oltre a dare una prima definizione di bullismo, abbiamo fatto luce su chi debba essere considerato responsabile degli atti di bullismo ed abbiamo accennato ad alcune tra le soluzioni legali possibili.

In quest’articolo invece, vorremmo esaminare la specificità del cyberbullismo sino ad accennare alle proposte di legge in materia, ora in commissione alla Camera.

Il cyberbullo è colui che utilizza la tecnologia informatica per diffondere informazioni che danneggiano la vittima mediante i mezzi di comunicazione, soprattutto internet e telefoni cellulari: social network, pubblicazione di video e fotografie, chat.

AskSnapchatTwitter sono solo alcuni tra i mezzi tecnologici che consentono al bullismo di ampliare il suo raggio di azione. Facebook è, secondo le statistiche, all’ultimo posto dato il progressivo abbandono dello stesso tra le nuove generazioni in favore di social sempre più innovativi.

Al dibattito gli ospiti hanno espresso una comune opinione su alcuni punti chiave:

✓  Sono responsabili sia i ragazzi che pubblicano il post, che quelli che assecondano con un like o condividono il post denigratorio

✓  I genitori si dovrebbero impegnare a controllare la cronologia del browser usati dai loro figli, applicando ad esempio un parental control o diventando loro amici sui social. Soprattutto non dovrebbero pensare che il cyberbullismo interessi solo i figli altrui.

✓  I genitori dovrebbero accettare che l’attuale sistema educativo aspira all’utilizzo di internet nelle discipline scolastiche e pertanto, dovrebbero prendere atto che il mero divieto di utilizzo non ne previene l’abuso tanto quanto una corretta educazione circa i pericoli delle nuove tecnologie

✓ La società intera dovrebbe raccogliere l’opportunità offerta dal problema del cyberbullismo, che consiste nell’occasione di poter studiare meglio le dinamiche di gruppo dei cosiddetti “nativi digitali” all’origine di un mondo sempre più virtuale.

Tutto ciò si rivela molto utile a livello di ricerca e per le famiglie più attive. Tuttavia, noi di SLC ritieniamo sia necessaria una legge che, da una parte, obblighi le scuole ad adottare determinate misure preventive e di controllo del fenomeno e, dall’altra, sanzioni gli atti di bullismo in maniera proporzionata sia alla loro lesività che alla possibilità di rieducazione del soggetto che ha agito.

Cyberbullismo

Purtroppo, nell’ordinamento giuridico italiano, attualmente il cyberbullismo manca addirittura di una definizione giuridica!

Andando a cercare qua e là, tra le norme, è sicuramente rinvenibile una disciplina applicabile (se vuoi saperne di più clicca qui). In particolare, è possibile perseguire i fatti che corrispondano ai reati di ingiuria, diffamazione, minaccia oltre al reato di trattamento illecito dei dati personali (art. 167 cod. priv.).

Tuttavia, bisogna prendere in considerazione il fatto che gli atti che connotano il fenomeno del bullismo informatico sono compiuti, nella grande maggioranza dei casi, da soggetti minorenni e talvolta di anni inferiori a 12, per i quali il nostro ordinamento giuridico non riconosce l’imputabilità.

E’ importante pertanto che il legislatore elabori nuove regole, tramite una legge organica ed efficace.

Forse non tutti sanno che un DDL sul cyberbullismo è stato approvato al Senato il 28 maggio 2015 ed ora è al vaglio della Camera, dove il suo esame è stato riunito a quello di altre tre proposte di legge, ferme dal 2014.

La nostra politica si sa, anziché andare dritta all’obiettivo, spesso frammenta, dilunga e posticipa soluzioni che potrebbero essere raggiunte con minore sforzo e ridotta spesa pubblica. Speriamo che in tale materia, il Parlamento senta un dovere morale maggiore, stante l’incremento degli episodi di bullismo e dei gesti “estremi” delle vittime, riportati quasi quotidianamente dalla cronaca nera.

Analizzando i DDL in materia abbiamo riscontrato alcune innovazioni comuni:

1) l’idea di applicare agli episodi di cyber bullismo la “sanzione” dell’ammonimento, ovvero un procedimento dinnanzi al questore che già si applica per il reato di stallking;

2) l’iniziativa dell’utilizzo di un procedimento con il quale le vittime possono richiedere ed ottenere entro 48h la rimozione o l’oscuramento dei dati personali del minore presenti sul web. La richiesta dovrebbe essere avanzata al gestore del sito web o, in alternativa, al Garante per la protezione dei dati personali;

3) la proposta di delegare al Ministero dell’Istruzione, la determinazione delle linee di orientamento per il contrasto al cyberbullismo in ambito scolastico, alle quali gli istituti di istruzione dovranno adeguarsi.

Per ora ritieniamo opportuno partire da una definizione del cyberbullismo il più possibile corrispondente alla realtà. Una volta chiarita la fattispecie, anche i giudici potranno interpretarla nel senso più attuale e vedere, caso per caso, se il fatto concreto corrisponda alla norma.

Tali atti potrebbero essere sanzionati nel caso in cui cagionassero un perdurante  e grave stato di ansia o di paura, ovvero ingenerassero un fondato timore Cyberbullismoper la propria incolumità mentre sarebbe più difficile determinare una sanzione adeguata.

E’evidente, tuttavia, che è necessario il supporto della polizia postale e delle organizzazioni attive sul campo, soprattutto al fine di attuare la prima e fondamentale informazione sui pericoli dell’adescamento informatico, della violazione della riservatezza nonché sui diritti e doveri connessi all’uso delle tecnologie informatiche.

Sei un genitore? Sei informato sull’utilizzo dei social network da parte del bullismo? Come educhi tuo figlio ai pericoli della rete? Comunicaci la tua opinione!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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Un commento su “Cyberbullismo: esiste una legge che lo regolamenti?

  1. faccio i miei complimenti all’Avv Laura Citroni e allo Studio SLC per questo articolo che spiega in maniera chiara e semplice un argomento cosi sconosciuto e pericoloso

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