Bullismo: cosa prevede la legge?

Il bullismo è un malessere sociale fortemente diffuso, sinonimo di un disagio relazionale che si manifesta soprattutto tra adolescenti e giovani.

E’ drammatica la quantità di casi di bullismo che ogni giorno, in Italia ed all’estero, riempiono i la pagina di cronaca nera. Ancor più sconcertante il fatto che queste notizie non riguardano i primi atti di violenza, ma l’ultima drammatica azione, spesso purtroppo di suicidio, delle giovanni vittime, stanche di subire soprusi.

Nonostante siano molti i casi di bullismo, spesso i ragazzini caduti vittime dei loro coetanei non trovano il coraggio di raccontarlo a casa o a scuola e denunciare i fatti.

E’ opportuno pertanto che i genitori si mantengano vigili e  attenti il più possibile ai propri figli, offrendo il loro sostegno e facendo attenzione ai piccoli grandi malumori, ai gesti strani e alla tristezza che a volte li risucchia, come in questo caso, per uscirne insieme, con forza.

E’ molto importante educare i giovani alla denuncia del fenomeno. Potrebbe essere infatti che il proprio figlio, pur non essendo né vittima, né bullo, accetti tali fenomeni senza denunciarli e quindi possa caderne più facilmente vittima o, peggio, credere che possano essere perpetrati senza conseguenze.

Le soluzioni al fenomeno esistono, soprattutto legali.

Il bullismo, fortemente diffuso, è conseguenza di un disagio relazionale tipico degli adolescenti che reagiscono con azioni di prevaricazione continua e sopruso, da soli o in gruppo, nei confronti di un soggetto percepito come più debole.

Bisogna tenere presente però che il bullismo è in continua evoluzione ed è sempre più complesso nelle sue manifestazioni.

A seguito dell’evolversi delle tecnologie, il fenomeno ha assunto nuove forme, avvalendosi dei nuovi mezzi di comunicazione, quali SMS, MMS, Chat. E’ qui che il bullismo diventa cyberbullismo” .

Questa tipologia emergente implica un’assenza di contatto diretto e fisico tra vittima e bullo, che in molti casi riesce a mantenere l’anonimato.

Il Ministero della Pubblica Istruzione, per combattere questo crescente fenomeno, ha emesso nel marzo del 2011 una direttiva specifica al fine di contrastare il cyberbullismo, la quale disciplina l’utilizzo delle risorse informatiche e tecnologiche all’interno degli istituti scolastici.

La direttiva ha inoltre:

  • imposto agli istituti scolastici la redazione di un regolamento interno relativo l’utilizzo delle risorse informatiche;
  • introdotto ed il patto di corresponsabilità tra scuola e famiglia che vede responsabili sia i genitori che la scuola sul controllo dei propri figli nella loro vita online.

Questa direttiva è la dimostrazione di come sia oramai completamente accettata ed istituzionalizzata la quotidianità del web e mezzi di comunicazione a distanza per i giovani, strumenti utilizzati anche per porre in essere violenze fisiche o psicologiche.

Il noto Social Network di Mark Zuckerberg ha aggiunto inoltre la possibilità, per chi sospetta che un individuo sia vittima di  bullismo, di segnalare il profilo, cliccando su “segnala” in basso a destra rispetto la foto di copertina. Sarà sufficiente indicare la volontà di aiutare quella persona e specificare che si crede questa sia vittima di bullismo. Facebook reindirizzerà in una piattaforma interamente dedicata alla prevenzione contro il bullismo e potrà invitare la giovane vittima a prendere contatto con qualcuno di cui si fida.

Il bullismo, in tutte le sue forme, rappresenta una forma di prepotenza ricorrente e continuativa riproduce un comportamento antisociale e criminale che viene configurato in un vero e proprio reato che, nei casi più gravi, deve assolutamente essere denunciato.

Gli atti di bullismo infatti possono essere i più svariati.

Tra questi ricordiamo insulti, offese, prese in giro, voci diffamatorie e false accuse, razzismo, critiche immotivate ed eccessivo controllo, piccoli furti, estorsione, minacce  lesioni personali,  esclusione dal gioco, percosse, danneggiamento di cosa altrui.

Benché al momento non esista una fattispecie legislativa che disciplini il bullismo, il più delle volte l’atto compiuto viola la legge penale con reati quali, tra i vari, percosse o lesioni, danni alle cose, danneggiamento, ingiuria, diffamazione, minacce, molestie.

Questo fenomeno tuttavia, comportando un danno ingiusto alle persone o alle cose ha delle conseguenze anche sul piano civile. Le vittime e le loro famiglie potranno attivarsi legalmente per il risarcimento del danno.

Premesso tutto ciò, dal punto di vista legale chi è il responsabile dell’azione posta in essere dal bullo?

Nell’ipotesi di bullo maggiorenne, sarà lui stesso a risponderne personalmente.

Se invece, come succede spesso, questo è minorenne, il fatto antigiuridico dovrà essere imputato a coloro che per legge rispondono per lui: i genitori (che hanno il dovere di educare), gli  insegnanti (che hanno il dovere di vigilare), l’amministrazione scolastica (che ha il dovere di controllare che sussista una vigilanza).

La Corte di Cassazione ha affermato che l’insegnante, oltre al dovere di istruire ed educare, ha anche uno specifico obbligo di protezione e sorveglianza. Potrà quindi essere ritenuto responsabile se l’atto illecito viene commesso durante il tempo in cui il bullo é sottoposto alla sua vigilanza, ad esempio nell’ora del suo insegnamento. In tal caso, a risarcire il danno sarà l’eventuale compagnia assicurativa dell’insegnante stesso, e l’istituto scolastico.

Lo studente, infatti, con l’iscrizione a scuola, ha diritto a ricevere un’adeguata e serena formazione e la scuola ha il preciso dovere di garantire tutto ciò, impedendo che atti illeciti turbino/impediscano il corretto esercizio di tale diritto.

Una regola fondamentale per i casi di bullismo è posta dall’art.2046 del codice civile, ai sensi del quale chiunque è autore di un fatto lesivo risponde esclusivamente nei limiti in cui è in grado di comprendere la portata ed il del significato della propria condotta, purché lo stato di incapacità non derivi da sua colpa.

Pertanto, anche il minore, se ritenuto capace di intendere di volere, è chiamato a rispondere degli atti di bullismo, insieme ai genitori ed alla scuola.

Articolo pubblicato anche su: Sandymama.it

Sei un genitore? Con quali misure credi che il fenomeno bullismo possa essere combattuto? Comunicaci la tua opinione!

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.

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