Agricoltura biologica e regolamentazione europea

Negli ultimi anni l’attenzione dei consumatori per il mercato dei prodotti biologici è cresciuta in modo considerevole.

La ragione di questo interesse è essenzialmente data dal fatto che l’ agricoltura biologica si prefigge come obiettivo principale quello di impiegare unicamente sostanze naturali, escludendo tutte quelle derivanti da sintesi chimica, quali concimi, diserbanti ed insetticidi.

L’impiego di questa tecnica nell’allevamento pone la massima attenzione nella scelta dell’alimentazione degli animali, evitando l’utilizzo di sostanze artificiali.

Tuttavia, l’agricoltura biologica è solo un anello di una lunga catena composta anche dalla distribuzione e della vendita dei prodotti così ottenuti.

L’incremento nel consumo dei prodotti biologici ha visto di pari passo lo sviluppo di un commercio molto florido, dentro e fuori i confini dell’Europa.

I prodotti sono soliti provenire direttamente dal luogo in cui vengono normalmente coltivati come, ad esempio, il caffè dal Brasile, i kiwi in Nuova Zelanda, il riso in Thailandia, oppure ancora alle banane in Costarica, e molti altri ancora.

La circolazione di questi prodotti è regolamentata da un’attenta disciplina UE[1] che prevede la presenza di un certificato che attesa la provenienza dei singoli alimenti, necessario affinché gli stessi possano essere importati regolarmente nel territorio dell’Unione.

Questo rappresenta sicuramente una garanzia per il consumatore che può così compiere il suo acquisto nella certezza che quel prodotto, sia derivato da agricoltura biologica e quindi sia stato realizzato e trasportato nel rispetto delle normative vigenti.

La realizzazione del prodotto biologico è rigidamente limitata dal divieto di utilizzo di organismi geneticamente modificati (OGM) nonché pesticidi e fertilizzanti.

Gli OGM infatti sono organismi artificiali, il più delle volte fatti oggetto di brevetto da parte di un’azienda che ne diventa proprietaria, e che concretamente vengono ottenuti incrociando tra loro segmenti di DNA diversi tra loro.

Questa tecnica di incrocio viene impiegata perché permette essenzialmente di riprodurre piante e animali migliorandone le caratteristiche attraverso accoppiamenti selettivi, il più delle volte neppure realizzabili a distanza di tempo non realizzabili in natura.

La garanzia che ci offre un prodotto biologico è individuata esclusivamente nell’etichettatura, che gioca quindi un ruolo essenziale nel riconoscimento dei prodotti derivanti da agricoltura biologica.

Abbiamo già pubblicato un articolo interamente dedicato alle etichette alimentari qui, in generale si può affermare che con il termine “etichettatura” non vengono identificate solamente le etichette vere e proprie, ma anche le fascette, gli imballaggi primari e secondari, e tutto quello che è quindi in grado di garantire che il prodotto è stato realizzato con il rispetto delle tecniche previste dai regolamenti preposti a regolare la materia.

Visto il valore attribuito a questa tipologia di etichettatura, la sua apposizione deve essere autorizzata da particolari organi, a loro volta legittimati dal Ministero delle politiche agricole e forestali.

Tali organismi di controllo sono tenuti ad effettuare ispezioni all’interno delle aziende produttrici, durante le quali possono essere prelevati dei campioni di prodotto affinchè se ne accerti la conformità alle norme in materia di agricoltura biologica.

Le etichette devono contenere informazioni precise, chiare e facilmente comprensibili sul processo di produzione, e devono inoltre essere ben visibili sulle confezioni.

Spesso contengono la dicitura identificativa “eco” o “bio”, oltre al luogo di coltivazione dei prodotti.

Infatti, se il prodotto è stato interamente realizzato all’interno dei confini dell’Europa, ci sarà la sigla “Agricoltura UE”, diversamente quando si tratterà di alimenti di provenienza mista ci sarà la dicitura “Agricoltura UE-non UE”.

Quando poi un prodotto viene realizzato interamente in un paese, ad esempio se fosse di esclusiva provenienza italiana, ci si troverà di fronte ad una dicitura di questo tipo: “Agricoltura Italia”.

agricoltura-biologicaSe invece, un alimento viene prodotto fuori dai confini della Comunità Europea, diventano facoltativi tanto l’uso del logo europeo quanto l’indicazione del luogo dove sono state coltivate le materie prime.

Nel dettaglio quando i prodotti derivano da Agricoltura biologica europea, il logo “bio” europeo è formato da due elementi, ossia la bandiera ufficiale dell’Unione Europea ed una foglia ottenuta con delle stelle su sfondo verde che simboleggia la natura e la sostenibilità (Euro-leaf).

Il logo europeo viene apposto ai prodotti chiusi confezionati ed etichettati, con una percentuale di origine agricola biologica pari almeno al 95%, mentre è assolutamente vietato inserirlo su quei prodotti con percentuali inferiori.

[1] Regolamento CE n.834/07 e Regolamento CE n.889/08.

Anche tu preferisci i prodotti derivanti da agricoltura biologica? Raccontaci la tua esperienza!

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photo credit: Francesco Sgroi via Flickr

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.

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