DIFFERENZE TRA DANNO MATERIALE E DANNO MORALE

DIFFERENZE TRA DANNO MATERIALE E DANNO MORALE

Oggi vogliamo parlarvi delle differenze tra danno materiale e danno morale, di cui spesso sentiamo parlare ma che forse non tutti hanno poi così chiare.

Cercheremo quindi di fare un po’ di chiarezza sulle loro diverse declinazioni ed applicazioni.

Innanzitutto, è doverosa una premessa: la legge italiana, in particolare l’art. 2043 del codice civile, prevede che chiunque provochi ad altri un danno ingiusto sia tenuto a risarcirlo.

Si immagini, per esempio, il danno derivante da un incidente stradale o dallo smarrimento di un bagaglio in aeroporto.

La disposizione contenuta nell’art. 2043 del codice civile, introduce la c.d. responsabilità extracontrattuale: si tratta della responsabilità derivante da un danno provocato senza che tra le parti sussista un rapporto obbligatorio (quindi, senza che tra il danneggiante e il danneggiato ci sia alcun tipo di rapporto contrattuale).

In particolare, la formulazione dell’art. 2043 consente di risarcire non soltanto il danno patrimoniale, ma anche il danno NON patrimoniale eventualmente cagionato.

Secondo la più recente dottrina, supportata da una giurisprudenza concorde, è possibile estendere la risarcibilità del danno non patrimoniale anche alle ipotesi di danno derivante da inadempimento contrattuale, semplicemente applicando la teoria del cumulo: il danneggiato, in sede di azione giudiziale, può scegliere se far valere la responsabilità contrattuale o la responsabilità c.d. aquiliana (da illecito extracontrattuale) a seconda del regime che, nel caso specifico, ritiene essere più favorevole.

Ma, nello specifico, che cosa si intende per danno materiale (o non patrimoniale)?

Si definisce danno materiale il danneggiamento che un soggetto subisce nella sua sfera patrimoniale e che è dunque immediatamente suscettibile di valutazione economica.

Nell’ambito del danno patrimoniale, si distinguono due voci che lo compongono:

  • il danno emergente, che comprende tutte le spese che il danneggiato deve sostenere come conseguenza dell’illecito;
  • il lucro cessante, che riguarda invece quel mancato guadagno derivante dal danno subito (si pensi al professionista che non può lavorare perché ricoverato in ospedale)

Accanto al danno materiale, è possibile ottenere un risarcimento anche del danno non patrimoniale.

Il danno non patrimoniale è composto da tre voci:

  • il danno biologico, cioè il danno che l’illecito provoca alla salute e che comporta una lesione dell’integrità fisica, indipendentemente dall’influenza sulla capacità del danneggiato di produrre reddito;
  • il danno morale, che invece è riferito alle sofferenze derivanti dall’evento o dal fatto illecito (si pensi al dolore derivante dalla morte di una persona cara);
  • il danno esistenziale, riferibile alle diminuzioni e alle limitazioni che subisce la qualità della vita a seguito dell’illecito: il danneggiato infatti potrebbe, per esempio, non essere più in grado di compiere determinate attività.

 

A questo punto, analizzate le differenti voci di danno, appare opportuno occuparsi della c.d. quantificazione del danno, ossia del risarcimento economico.

Se per quanto riguarda il danno patrimoniale è piuttosto semplice calcolarne l’entità e, di conseguenza, l’ammontare del risarcimento, è certamente più difficile eseguire quest’operazione con riferimento al danno non patrimoniale.

Per quanto riguarda il danno biologico, esistono delle tabelle cui fare riferimento, in particolare solitamente si utilizzano le tabelle del Tribunale di Milano.

Per le altre ipotesi invece, la valutazione è affidata alla discrezionalità del giudice, il quale comunque non è totalmente libero nella determinazione ma deve tenere conto di una serie di elementi, quali per esempio la gravità del danno, le dichiarazioni dei testimoni, lo stato di fatto esistente al momento dell’illecito…

In ogni caso, per richiedere il ristoro dei danni non patrimoniali, bisognerà dimostrare, ai sensi dell’art 2043 del codice civile:

  1. che si è verificato un fatto che ha provocato un danno (rapporto c.d. di causalità tra fatto e danno);
  2. che colui che ha provocato il danno era, in quel momento, in grado di intendere e di volere;
  3. che il danno è stato provocato con dolo o colpa (nel caso di danno contrattuale la colpa è presunta);
  4. che il danno è ingiusto, attraverso il riferimento alle norme che sono state violate.

 

 

 

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Avv. Laura Citroni
L’Avv. Citroni assiste da sempre società e gruppi societari fornendo assistenza anche nel “day to day business”. Interessata al diritto di famiglia e dei minori, nel 2014 ha pubblicato l'e-book "Questioni di Famiglia". Attualmente, oltre a pubblicare articoli sul Blog dello Studio, collabora in modo attivo con vari siti web dedicati, rivolgendo attenzione sia alle famiglie, che ai consumatori.
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